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Open Innovation Italia: siamo finalmente entrati in gioco?

Private equity e M&A, gli strumenti finanziari nel segno dell’Open Innovation in Italia

open innovation italiaNumeri: nel secondo semestre del 2018 e nel primo del 2019 le startup innovative registrate in Italia sono aumentate, sono state installate oltre 9.000 apparecchiature robotiche e impianti automatizzati nelle imprese, sono cresciuti i consumi per attrezzature e strumenti digitali. Maggiore è stato l’utilizzo di tecnologie innovative per implementare e migliorare il processo produttivo. Aumentano in particolare gli investimenti in IoT, Cloud manufacturing e Big Data Analytics. In totale la spesa effettuata in Italia in questi settori è stata di 3,2 miliardi di euro, esattamente il doppio rispetto al 2016.

A che punto è l’innovazione in Italia?

La competizione in Europa nel campo dell’innovazione vede l’Italia indietro, ferma alla ventesima posizione, per efficacia dell’ecosistema delle startup tecnologiche finanziate con capitale di rischio da venture capitalist, business angel e altri. I principali motivi sono:

  1. scontiamo la superiorità di paesi con mercati più stabili ed influenti, come Regno Unito e Germania, che sono al secondo e al quinto posto nella classifica;
  2. non abbiamo ancora creato condizioni strutturali adeguate per le aziende neocostituite, come hanno fatto Estonia e Lettonia;
  3. siamo sopraffatti da coloro che utilizzano vantaggi e agevolazioni fiscali in modo aggressivo per raggiungere e sedurre imprese di qualsiasi provenienza, come Irlanda, Lussemburgo e Cipro.

La fiducia nel made in Italy fortunatamente tiene. Anche grazie al lieve ma decisivo miglioramento registrato nel 2018 dovuto soprattutto al raddoppio dei prestiti azionari scaturiti dalla crescita degli investimenti non solo in Startup, ma anche in Scale up e dal numero crescente di Exit (azioni di disinvestimento) e di Unicorn.

Le startup che lavorano a fianco di grandi aziende e multinazionali hanno maggiori opportunità di affacciarsi e competere nei mercati esteri. E allora ecco una buona notizia: nel secondo quadrimestre del 2018 l’Italia guadagna cinque posizioni nel contesto europeo rispetto al 2017, per lo più grazie alla conclusione di alcuni dei principali progetti di Open Innovation sviluppati in Italia.

Grandi imprese come Enel e Ferrovie dello Stato stanno investendo in startup e tecnologie innovative, anche attraverso la formazione di Hub e laboratori di ricerca, ma ci sono anche migliaia di altre piccole aziende diffuse sul territorio nazionale che si muovono in questa direzione.

Un rapporto, basato su dati Cerved, conferma che ad ottobre 2018, oltre 7.600 aziende italiane (4.300 PMI) hanno investito in modi diversi in aziende ad alto contenuto tecnologico ed in oltre 2.300 startup (circa 1/4 di quelle sono attualmente presenti nel registro delle imprese innovative).

Quali sono gli strumenti finanziari a sostegno dell’Open Innovation?

Il ricorso a strumenti come il Venture Capital, il Private Equity o del Marge & Acquisition descrive il superamento oggettivo del confine tra un’economia chiusa ed una strategia economia di più ampio profilo, aperta e capace di ad attrarre l’interesse di grandi imprese per incrementare gli investimenti di capitale sulle nostre eccellenze.

Private Equity: le offerte che hanno generato valore

Innanzitutto, un dato rilevante è l’aumento del ricorso al Private Equity, una forma di investimento di medio-lungo termine in imprese non quotate ad alto potenziale di sviluppo e crescita, effettuata, in modo prevalente, da investitori istituzionali. L’attività di private equity non comporta unicamente l’apporto di capitale di rischio, ma riguarda anche una serie di attività connesse e strumentali alla realizzazione dell’idea imprenditoriale. Fondamentale è l’apporto professionale dello stesso investitore nell’attività della società che può essere una figura di prestigio dell’ambiente finanziario, comportando notorietà per l’azienda stessa e facendo sì che il mercato stesso manifesti fiducia nella società al momento della sua quotazione.

Nel secondo semestre del 2018, sono state condotte 75 transazioni di rilievo nel settore del Private Equity italiano per un valore complessivo di circa 10,6 miliardi di euro. Il numero di operazioni registrate e il valore totale dell’operazione sono entrambi in aumento rispetto ai volumi e ai valori osservati nei semestri precedenti. I settori più interessati sono stati i prodotti e servizi industriali, seguiti a breve distanza da beni di consumo e dal settore chimico-farmaceutico.

Le offerte che hanno generato il valore degli accordi più alti durante l’ultimo semestre sono state le seguenti:

  • cessione di Gianni Versace S.p.A., dal fondo americano Blackstone Group LP, acquisito dalla società americana Michael Kors Holdings Limited per un valore di € 1,8 miliardi;
  • acquisizione di RTR Rete Rinnovabile S.r.l. e EF Solare Italia S.p.A. dal fondo italiano F2i SGR S.p.A. per rispettivi € 1,3 miliardi e € 1,1 miliardi;
  • acquisizione di Megadyne S.p.A. dal fondo di private equity svizzero Partners Group Holding AG per un valore di € 1 miliardo.

Un fatto inusuale che il minor numero di transazioni siano avvenute nei settori manifatturiero e alimentare, solitamente i migliori in Italia.

Secondo un report realizzato da Deloitte sui trend emersi nel 2018, il 62,8% del totale delle imprese considerate ha concentrato la maggior parte del proprio tempo nell’attività di scouting di nuove opportunità, senza poi darvi seguito dopo averle selezionate. Il tempo dedicato alle attività di fundraising diminuisce proporzionalmente rispetto al 2017 (11,6% rispetto al 16,7%), mentre il tempo dedicato alla gestione del portafoglio aumenta dal 5,6% al 14%.

Rispetto al primo semestre 2018, gli operatori sono stabili nel detenere una quota maggiore di investimenti in portafoglio operanti in Life Sciences & Healthcare (+9,1%) e Food & Wine (+6,6%). Una riduzione è stata osservata invece nei settori Manufacturing (-5,0%), Luxury (-3,6%) e Packaging (-2,8%).

Le obbligazioni senior sono l’opzione di finanziamento più popolare, circostanza registrata anche negli scorsi anni (79,1%). Quindi, con una quota significativamente inferiore di preferenze, i prestiti agli azionisti e le obbligazioni convertibili sono identificati come strumenti di debito alternativi (rispettivamente all’11,6% e al 7,0%). Viene confermato il crescente interesse in operazioni di LBO (Leveraged BuyOut) per il 50% degli intervistati totali e il 19,4% di quelli attivi nel Capital Expansion, in special modo per aziende attive nei settori Chimico, Servizi non finanziari e di Lusso.

Quali numeri si registrano per Mergers & Acquisitions in Italia?

Un altro strumento di rilievo messo a disposizione dell’Open Innovation è l’azione di Mergers & Acquisitions (M&A), il consolidamento di società o attività attraverso vari tipi di transazioni finanziarie, tra cui fusioni, acquisizioni, consolidamenti, offerte di acquisto, acquisti di beni e acquisizioni di gestione.

Le transazioni che si sono verificate nel 2018 hanno confermato il trend crescente intrapreso dalle aziende made in Italy. I fatturati più alti si sono registrati nelle aree della Cosmesi e della Moda. Leggermente in discesa i settori delle Bevande e del Tempo Libero.

L’arena M&A in Italia ha registrato 202 transazioni di media e bassa rilevanza nel 2018 (+ 13% rispetto al 2017), con il settore del Food che ha largamente dominato in termini di numero di operazioni. Gli investitori finanziari sono stati particolarmente attivi con 91 accordi siglati nel 2018 (rispetto ai 54 del 2017), ma con una dimensione media inferiore rispetto al 2017 (ricavi medi di 79 milioni di euro nel 2018 rispetto ai 115 milioni di euro del 2017). Gli acquirenti aziendali erano più concentrati sul mercato domestico, determinando una diminuzione del numero di transazioni in uscita (20 nel 2018 rispetto a 27 nel 2017).

Solamente 4 sono state le grandi operazioni intervenute nel 2018:

  • acquisizione da parte di Ferrero delle attività dolciarie statunitensi di Nestle per un controvalore di € 2,3 miliardi;
  • l’offerta pubblica di acquisto ha permesso a Richemont di acquistare una partecipazione del 75% nel Gruppo Yoox Net-a-Porter che ha cancellato la società (€ 2,7 miliardi di investimenti e € 3,4 miliardi di EV);
  • l’investimento del 70% di Snaitech in Playtech con un EV di € 0,8 miliardi (per il 100%);
  • e l’acquisizione degli US Mars Drinks di Lavazza.

Nel complesso si rilevano quindi dei miglioramenti, dovuti all’appeal esercitato dalle aziende e dai marchi italiani sugli investitori internazionali, interesse generato dalla qualità dei prodotti, dalle performance finanziarie positive e dalla creatività impiegata nel campo dell’innovazione.

Certamente il ricorso al Private Equity ed al M&A in Italia non raggiunge i livelli ad oggi attestati sia in Europa che nel resto del mondo, ma i dati sono positivi e dimostrano una maggiore consapevolezza da parte degli imprenditori italiani sulla capacità degli strumenti di Open Innovation di generare valore e innovazione.

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